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I vantaggi della digitalizzazione. Sfide di sostenibilità contro le perdite alimentari.

Introduzione

La questione delle perdite alimentari assume grande rilevanza per gli sforzi tesi a combattere la fame, aumentare i redditi e migliorare la sicurezza alimentare nei Paesi poveri del mondo. Secondo la FAO, per perdita alimentare si intende la perdita di massa o qualità nutrizionale del cibo originariamente destinato al consumo umano, solitamente causata da inefficienze nelle supply chain. Il cibo scartato, più frequentemente presso il punto di vendita e di consumo finale, rientra nella categoria dello spreco alimentare 1.

Le perdite alimentari hanno un impatto notevole su sicurezza e qualità alimentari, sviluppo economico e protezione dell’ambiente. Le cause precise delle perdite alimentari sono altamente variabili a livello globale, e dipendono da condizioni specifiche e situazioni locali a seconda del Paese di riferimento. 

A grandi linee, i fattori che influiscono sulle perdite alimentari sono ascrivibili a scelte e modelli di produzione delle coltivazioni, potenzialità e infrastrutture interne, catene di commercializzazione e canali distributivi, scelte dei consumatori e pratiche alimentari. A prescindere dal livello di sviluppo economico e di maturità dei sistemi produttivi di un dato Paese, le perdite alimentari dovrebbero essere limitate il più possibile, poiché rappresentano uno spreco di risorse quali terra, acqua, energia e fattori produttivi. Inoltre, produrre alimenti che andranno poi perduti implica emissioni ingiustificate di CO2, oltre a perdite del valore economico associato all’alimento prodotto.

Di seguito osserveremo alcuni dati sulle perdite alimentari, metteremo poi l’accento sulla necessità di soluzioni digitali per ridurre le quantità di spreco, e infine parleremo di Wenda, una startup italiana supportata da investitori europei che offre un Information Management Hub utilizzato dagli attori principali del Food&Beverage in grado di trasformare il tracciamento avanzato della supply chain da centro di costo a vantaggio competitivo, migliorando qualità, logistica e vendite.

I numeri delle perdite alimentari

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Perdite e sprechi alimentari pro capite (kg/anno) in differenti regioni, nelle fasi di consumo e pre-consumo (FAO).

Secondo dati FAO, ogni anno circa un terzo della produzione mondiale di cibo destinata al consumo umano si perde o si spreca lungo la filiera alimentare, per un valore di 680 miliardi US$ nei Paesi industrializzati e di 310 miliardi US$ nei Paesi in via di sviluppo. È un quantitativo immenso, che corrisponde a circa 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti. Il 58% del cibo prodotto è sprecato prima di arrivare al consumatore, e quasi il 20% della perdita globale di cibo avviene a causa di problemi o interruzioni della catena del freddo (il motore viene spento, gli operatori logistici non rispettano al 100% le prescrizioni HACCP, il guidatore si ferma sotto il sole, …). 

Le perdite alimentari producono un grande spreco di risorse quali acqua, terra, energia, lavoro e capitale: il volume totale di acqua utilizzata ogni anno per produrre cibo che verrà perso o sprecato equivale al flusso annuale del fiume russo Volga (250km3) – o a tre volte il volume del lago statunitense Geneva. Allo stesso modo, 1,4 miliardi di ettari di terra – il 28% dell’area coltivabile globale – è utilizzato ogni anno per produrre cibo che verrà perso o sprecato

Inoltre, le perdite alimentari generano inutilmente emissioni di gas serra, contribuendo al riscaldamento globale e al conseguente cambiamento climatico: nell’Unione Europea a 27 (EU-27) le emissioni causate da sprechi e perdite alimentari raggiungono 170 milioni di tonnellate di CO2eq/anno, pari a circa il 3% del totale delle emissioni europee. 

Nei Paesi a medio e alto reddito, il cibo viene perduto principalmente nelle ultime fasi della supply chain, mentre il comportamento dei consumatori assume un’importanza fondamentale: ad esempio, in Italia il quantitativo di prodotti non raccolti (lasciati in campo) nel 2013 equivaleva a circa 1,4 milioni di tonnellate, pari a circa il 3% della produzione agricola nazionale; le perdite nella trasformazione industriale a circa 2 milioni di tonnellate; le perdite nella distribuzione commerciale a circa 300.000 tonnellate

Nei Paesi in via di sviluppo il 40% delle perdite alimentari avviene nelle fasi iniziali della value chain alimentare, cioè quelle in cui si procede alla trasformazione post-raccolta del prodotto, e sono causate da difficoltà finanziarie, manageriali e tecniche riscontrabili tanto nei differenti metodi di produzione quanto nella scelta degli impianti di stoccaggio e raffreddamento. Rafforzare le supply chain tramite il supporto diretto agli agricoltori, gli investimenti in infrastrutture e l’espansione delle industrie del Food&Beverage e del packaging può dunque contribuire a fare la differenza.

Lo studio SAVE FOOD della FAO citato in precedenza identifica la mancanza di coordinazione tra attori della supply chain come uno dei fattori di perdita alimentare: accordi tra coltivatori e importatori, campagne di awareness tra industrie del settore, logistica e consumatori, disseminazione di soluzioni digitali per il monitoraggio della Food chain sono alcune delle misure raccomandate per ridurre le perdite. Qui ci concentreremo sul tracciamento avanzato delle supply chain attraverso servizi e soluzioni digitali.

I vantaggi della digitalizzazione

Uno degli elementi chiave per abbattere le perdite alimentari è il miglioramento continuo dell’efficienza delle supply chain: soluzioni digitali per la gestione della logistica nelle supply chain del Food&Beverage permettono un miglior allineamento tra domanda e offerta, rendono le transazioni più efficienti, potenziano la tracciabilità alimentare e garantiscono un monitoraggio avanzato della cold chain e il conseguente rispetto delle norme di sicurezza alimentare.

Oltre a queste considerazioni, siccome buona parte delle perdite alimentari è dovuta a cattive condizioni di conservazione del prodotto, scarsa tracciabilità alimentare lungo la supply chain, mancato adempimento delle best practice in fase di movimentazione logistica, le aziende stanno via via adottando soluzioni digitali per monitorare i prodotti dalle fasi di raccolta e trasformazione fino alla consegna al consumatore finale.

Secondo una ricerca2, oggi la rivoluzione digitale interviene in maniera sostanziale per garantire tracciabilità alimentare alle filiere, riducendo le perdite, aumentando i ricavi e rendendo più efficienti i processi: il 36% delle aziende agroalimentari, grazie all’implementazione di soluzioni digitali, ha riscontrato una riduzione dei tempi e dei costi legati ai processi di raccolta, gestione e trasmissione dei dati. 

In questo scenario, si può osservare una crescita costante del valore globale delle cold-chain, che entro il 2022 arriveranno a un valore totale di 271,3 mld US$, con un CAGR del 7%, mentre per le soluzioni IoT relative alla tracciabilità alimentare si raggiungerà entro il 2020 una spesa totale di 250 mld US$, 40 dei quali nel singolo campo dei sistemi di tracciabilità per la logistica, con un CAGR del 30%.

Un altro elemento da considerare è quello per cui l’accesso a dati di tracciabilità, qualità e origine del prodotto è relativamente scarso. Oggi le grandi aziende del settore si muovono proprio in questa direzione: ad esempio, Maersk – la più grande azienda al mondo nel campo delle spedizioni via container – ha selezionato Wenda tra le migliori 10 startup al mondo che hanno sviluppato soluzioni tecnologiche innovative per contrastare le perdite alimentari. Di seguito vediamo in cosa consistono.

WENDA: Information Management Hub per le supply chain del Food&Beverage

Wenda, una startup italiana supportata da investitori europei, è riuscita a rilevare in anticipo la necessità di utilizzare servizi e soluzioni digitali per la riduzione delle perdite alimentari, e ha creato un Information Management Hub utilizzato dagli attori principali del Food&Beverage che trasforma il tracciamento avanzato della supply chain da centro di costo a vantaggio competitivo, migliorando qualità, logistica e vendite.

Si tratta di una piattaforma web che può supportare tutti gli attori del Food&Beverage che operano con prodotti deperibili o sensibili: in ogni box, pallet o container di una qualsiasi spedizione vengono inseriti dei data logger per raccogliere i dati ambientali (geolocalizzazione, temperatura, integrità alimentare); i dati vengono trasmessi al Wenda Information Management Hub, la piattaforma web che li aggrega, li confronta e li elabora. 

Successivamente, si può verificare in tempo reale e da un singolo punto di controllo l’integrità del prodotto tramite analitiche avanzate incorporate nello Hub, venendo a conoscenza dei punti critici nella catena distributiva, assicurando la migliore cura del prodotto e potenziando i processi interni. In questo modo, si avrà una visibilità end-to-end della supply chain per garantire trasparenza, massimizzare la shelf life dei prodotti e aumentare l’efficienza: produttori, distributori e rivenditori potranno diminuire sostanzialmente le perdite e ridurre notevolmente lo spreco alimentare, che oggi appare inaccettabile.

Come sostiene l’amministratore dell’UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo) Achim Steiner: “In un mondo di sette miliardi di persone, destinato a ospitarne nove miliardi entro il 2050, sprecare il cibo non ha senso – economicamente, dal punto di vista ambientale ed eticamente, senza contare le implicazioni sui costi e sulle enormi quantità di terra, acqua, fertilizzanti e lavoro umano necessarie per la coltivazione di cibo che verrà perso – per non parlare delle emissioni di gas serra prodotte dal cibo che si decompone nelle discariche e dal trasporto di cibo che verrà gettato via.”

Per qualsiasi informazione, per saperne di più su chi siamo, o per prenotare una demo con il Wenda Information Management Hub, invitiamo a visitare il nostro sito web: https://www.wenda-it.com/.

  1.  Parfitt, J., Barthel, M. & Macnaughton, S. 2010. “Food waste within food supply chains: quantification and potential for change to 2050”, Philosophical transactions of the royal society, vol. 365, pp. 3065-3081: “Le perdite alimentari si riferiscono alla diminuzione della massa commestibile degli alimenti che avviene nella parte della supply chain dedicata al consumo umano. Le perdite alimentari avvengono nelle fasi di produzione, post-raccolta e trasformazione nella supply chain del Food. Le perdite alimentari che si verificano alla fine della Food chain (retail e consumo finale) sono chiamate “spreco alimentare”, e sono correlate ai comportamenti di retailer e consumatori.”
  2.  Osservatorio Smart AgriFood – Coltiva dati. Raccogli valore. La trasformazione digitale dell’agroalimentare.